A solo un anno della fondazione dell’UNISG, nel 2005, cosa ti ha portato a studiare Scienze e Culture Gastronomiche
Ero al primo anno di economia e gestione aziendale, non ero molto convinta del percorso intrapreso, ed a testimonianza di questo, mi era stato regalato un abbonamento a Cucina Italiana dove a ottobre, poco dopo l’inizio dell’anno accademico, ho scoperto dell’esistenza dell’Università di Scienze Gastronomiche. Ho letto quell’articolo ed è stato amore a prima vista, ho intuito che avrei potuto coniugare la mia passione per il cibo con un percorso di studi. Tutti si domandavano cosa avrei fatto “da grande” dopo aver frequentato un’Università così giovane e innovativa, ma non ero così preoccupata, l’uomo si deve nutrire, pertanto tutto ciò che ruota intorno al cibo è destinato ad essere presente nella quotidianità e nel lavoro di tanti, quindi ero certa che avrei trovato la mia dimensione lavorativa.

Dopo sei anni a Pollenzo come vedevi il tuo futuro e quali sono stati i momenti migliori del tuo percorso qui?
Quando sono arrivata a Pollenzo non era ancora così conosciuta e piena di vita come è attualmente, ed essendo un percorso inedito, lasciare un percorso di studi più tradizionale, la famiglia, gli amici, per trasferirsi in una realtà ancora in costruzione non è stato facile, ma senza dubbio sono più le lacrime versate alla fine del percorso che all’inizio allontandosi da casa. Ho un ricordo piuttosto vivo del viaggio di ritorno verso casa, l’auto carica degli oggetti del trasloco e gli occhi gonfi di lacrime: la realtà si è rivelata essere ben più alta delle aspettative e allontanarsi da Pollenzo è stato difficile, tanto più che i racconti assomigliavano più a un romanzo che alla verità. Le mie aspettative al termine del percorso di studi erano quelle di comprendere come coniugare le nozioni e l’esperienza pollentina con il mondo del lavoro, quindi indagare il valore aggiunto di un gastronomo, rispetto ad altre figure nel mondo del lavoro, assunto il fatto che era una professionalità nuova tra i profili presenti nell’orbita lavorativa. Vista la nicchia di mercato, non ho mai temuto di non trovare una collocazione soprattutto per le aziende che mostravano curiosità verso laureati provenienti da un percorso di studi così innovativo. Mi sono inizialmente confrontata con una catena della grande distribuzione, ed ho notato fin da subito la curiosità per il mio percorso di studi e la mia tesi di laurea, che potevano essere impiegati nello sviluppo del loro format di supermercato. Questa prima esperienza lavorativa mi ha permesso di portare un po’ di UNISG nei grandi supermercati, un mondo storicamente visto come legato ai prezzi, ai numeri ma che ho potuto contaminare con concetti di territorialità e attenzione alle etichette, tutti aspetti che ora sono luoghi comuni ma che dieci anni fa facevano parte dell’innovazione. Nel mio piccolo mi sento portavoce di un percorso di cambiamento che spero di vedere nel mercato. Infine, ma non per importanza, Pollenzo mi ha dato la grande possibilità di conoscere sul territorio, con l’esperienza diretta e non solo sui libri: la sperimentazione sul campo ha permesso l’interiorizzazione dei concetti in maniera più profonda rispetto a una classica didattica. 

Oggi lavori da Bridor, partner UNISG, quali valori di Pollenzo ti accompagnano nel tuo quotidiano?
È bello poter spendere i valori appresi a Pollenzo e confrontarli con la strada che ha intrapreso da tempo Bridor, è una realtà che riesce a coniugare la visione da multinazionale con l’attenzione e il legame con territorio. Questo aspetto è molto stimolante in quanto mi permette di portare la mia esperienza in un contesto molto grande ed importante che sono felice ed orgogliosa di rappresentare e del quale condivido i valori. Tuttora il mio approccio da commerciale è focalizzato sul prodotto e i valori dell’azienda più che sul prezzo, al fine di dar risalto ai valori aziendali che la stessa Bridor condivide con UNISG, avendo infatti deciso di sostenere l’ateneo come partner strategico e definendo così il loro credo.

Com’è stato il periodo dopo la laurea e ad oggi come viene vista una gastronoma all’interno di una grande azienda? 
Nel confrontarsi con il mondo del lavoro, il primo aspetto positivo è stato trovare impiego in poco tempo, conferma dell’aver intrapreso la strada giusta; questa dinamica fortunatamente è rimasta costante negli anni e mi ha permesso di procedere nel percorso di crescita lavorativo e credere sempre di più nella bontà del percorso di studi scelto. Oggi, diversamente da 10 anni fa, di UNISG si sente parlare e anche l’approccio e l’apporto di un gastronomo inizia a essere più conosciuto e ricercato. La multidisciplinarità, uno dei punti di forza di UNISG è diventata fondamentale anche nel mondo del lavoro: bisogna essere sempre più multitasking e non settoriali, e il laureato UNISG può dare questo apporto aperto e interconnesso grazie alla formazione diversificata. La strada dei gastronomi sarà sempre più aperta: l’interesse e la diffusione del sapere sul cibo è un fenomeno in crescendo, e sempre più ci sarà necessità di competenza e consapevolezza.

Che consigli daresti a chi oggi vuole intraprendere un percorso di studi in questo ambito?
Di godersi l’esperienza di Pollenzo a pieno e di cercare di capire quanto di bello e importante ci sia in un ritorno alla gastronomia e intorno al mondo del cibo, oltre al ruolo che ha nel mercato del lavoro. Non bisogna avere la pretesa e la presunzione di poter cambiare il mondo ma bisogna essere focalizzati sul portare il proprio piccolo ma significativo approccio al cambiamento.