Giovanni Giorgi, da Pollenzo alla Food Art week a Berlino, ora Marketer da Choco

©Andrés González Hidalgo
Come nasce la tua passione per la gastronomia e cosa ti ha portato a Pollenzo nel 2014 per il corso di Laurea Triennale?
Penso che la mia passione per il cibo sia nata dalla voglia di dimostrare di saper cucinare. Spesso i miei genitori tornavano a casa tardi dal lavoro e preparare da mangiare era un modo per farli contenti dopo una giornata stressante, ma anche per mettermi alla prova. Credo che il fatto che il cibo possa in qualche modo salvarci da una brutta giornata sia l’aspetto principale che mi ha portato ad appassionarmici. E poi nel 2014 ho sentito parlare di Pollenzo ed iniziato a leggere alcuni libri sul cibo e la sostenibilità, per esempio “Buono, pulito e giusto” di Carlo Petrini, che mi è servito ad aprire gli occhi sul mondo di oggi e stravolgere molte delle mie abitudini.
Ci puoi riassumere le tue esperienze che ti hanno poi portato a seguire il Master of Gastronomy: Creativity, Ecology and Education (ora Master in New Food Thinking)?
Mi sono iscritto al master nel 2018 per la sua prima edizione, quasi subito dopo la laurea triennale, principalmente perché mi piaceva molto il tema del cibo collegato all’arte. All’inizio ero più interessato a lavorare nel mondo del giornalismo gastronomico, ma durante il master ho avuto modo di scoprire nuovi esempi di carriere che mi hanno fatto cambiare idea sul mio percorso, per esempio, la progettazione di eventi in ambito artistico e culturale, ma anche diplomatico e politico. Diciamo che il motivo principale per cui ho deciso di continuare a studiare è stato voler avere più ispirazione possibile prima di cominciare a costruire una carriera e in questo senso penso di avere fatto la scelta giusta.

©Jochen Peperoni. Plastic and Water project – Food Art Week in collaboration with BSR
Che valori e insegnamenti ti ha trasmesso questo master che ti porti nel quotidiano e sul lavoro?
Mi ha dato più elementi a disposizione per capire come si costruisce un brand in ambito di cibo e sostenibilità. Dal momento che lavoro nel campo del marketing in una startup food tech, il master mi ha dato sicuramente un vantaggio per quanto riguarda la conoscenza del settore gastronomico, inoltre mi ha reso più rapido nel proporre nuove idee e più sicuro di me nello svolgere nuovi progetti, soprattutto grazie ai lavori di gruppo e l’internship. Infatti, nel 2019, poco prima di laurearmi, mi sono trasferito a Berlino per aiutare l’artista e attivista Tainá Guedes in varie iniziative fra cui la Food Art Week, un evento focalizzato sull’ambientalismo. E lì ho avuto modo di fare di tutto, dagli aspetti logistici e di marketing, e perfino una piccola performance artistica insieme a un’altra studentessa. A livello personale, direi che tutto ciò ha avuto un forte impatto su di me, soprattutto perché mi sono reso conto di quanto sia importante per me avere l’opportunità di fare cose diverse fra loro e fuori dalla mia comfort-zone.
Com’è lavorare in una startup food tech e quali sono le principali criticità che incontri nel tuo lavoro?
Il mio lavoro attuale da Choco — un’app e software per le forniture alimentari nel campo della ristorazione — è molto stimolante, soprattutto perché fin dall’inizio ho avuto la possibilità, ancora una volta, di seguire attività molto diverse tra loro, anziché lavorare su una funzione specifica. Ad oggi la nostra piattaforma aiuta decine di migliaia di chef, manager e fornitori a sprecare meno tempo (e cibo) nelle loro operazioni di gestione d’impresa, perciò, a livello di criticità, penso che adesso, per me e il mio team, la principale sia quella di trovare il giusto equilibrio fra continuare a rendere questa piattaforma accessibile a nuove persone e, allo stesso tempo, fare leva sui nostri utenti e partner esistenti. Questa però è anche una sfida entusiasmante perché ci dà modo di continuare ad esplorare diverse opportunità a livello internazionale.
Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere un percorso simile?
Di formarsi il più possibile sugli aspetti tecnici di un lavoro aziendale, acquisire le cosiddette hard skills e di basarsi prima di tutto sull’esempio di altri professionisti del settore.

ButterLove – Giovanni Giorgi’s performance at the MOGCEE with Marije Vogelzang
