
I diritti, la cultura, i beni comuni, la gioia per il cibo di qualità e per la qualità dei rapporti umani, sono questi i temi che hanno portato i nostri passi a incrociare la strada di Stefano Rodotà, che negli anni è stato non solo un autorevole riferimento nelle più importanti battaglie civili intraprese da Slow Food (dall’acqua pubblica all’opposizione a Ttip e Ceta), ma anche un attento osservatore della nostra realtà, un generoso maestro che ha partecipato, con serietà e grazia, ai nostri eventi e che ha regalato appassionate e appassionanti lezioni agli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
La tristezza per questa perdita vogliamo trasformarla in affetto e vicinanza per la moglie Carla, che spesso era al suo fianco quando Stefano veniva a trovarci, per i figli Maria Laura e Carlo e per i tantissimi che si sentono, come noi, un po’ più soli e ai quali mancherà, da qui in avanti, il conforto delle sue riflessioni.
Fonte: Slow Food.it
Foto: Niccolò Caranti