Un ricordo di Michele Ferrero firmato da Carlo Petrini

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Tra i caratteri che lo distinguevano, la discrezione era davvero proverbiale, uno stile che oggi è diventato molto raro…

Sono stato amico del compianto Pietro, il figlio, che purtroppo è mancato nel 2011. Quel giorno dissi che sentivo una doppia tristezza, per il lutto improvviso e la perdita di identità. Oggi mi sento di dire che è la fine di un’epoca. Nei prossimi giorni tutto il nostro popolo gli renderà omaggio. Il suo “non” essere incarnava l’animo profondo di questo territorio. Con la sua non esposizione, era il più presente di tutti. Era schivo con la stampa e non partecipava ad alcun evento mondano. L’unico appuntamento a cui non mancava mai era quello con gli operai anziani della Ferrero con cui si ritrovavano annualmente.

Il forte segno lasciato da Michele Ferrero a questa industria e alla tradizione culinaria italiana è la grande capacità creativa e la straordinaria attenzione per la qualità: molti dei prodotti oggi conosciuti e apprezzati da miliardi di persone sono stati voluti e creati direttamente da questa straordinaria equipe.

Un altro segno distintivo è il legame con il territorio, per il ruolo importante che le nocciole di Langa hanno nella produzione, anche se con i numeri che l’azienda fa oggi lo sguardo è stato giustamente rivolto ad altri territori, come ad esempio la Turchia. Per la Langa, la Ferrero ha rappresentato un’opportunità di ricchezza, non solo per il lavoro di questa industria ma perché ha saputo integrarsi con il tessuto contadino e ha permesso a molti lavoratori di poter mantenere le vigne e seguire il lavoro nei campi pur essendo allo stesso tempo operai o stagionali.