Benedetto Cavalieri e le Tavole Accademiche: storie di pasta e passione

Alcune storie non sono scritte, si tramandano di generazione in generazione, come quelle di chi lavora il grano e ne fa arte. Benedetto Cavalieri, marchio pugliese di pasta artigianale, è detentore di una di queste storie. Una storia che non si limita al gusto, ma coinvolge il tempo, il territorio e un sapere antico che si rinnova ogni giorno. Ed è questa storia che arriva oggi alle Tavole Accademiche dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, un progetto dove il cibo diventa cultura.
La pasta di Benedetto Cavalieri nasce nel 1918, in Puglia. Colline accarezzate dal vento, sole generoso, e un grano duro che si presta a un metodo di lavorazione pensato per rispettare ogni singolo chicco. Qui non si corre: l’essiccazione lenta e a bassa temperatura consente alla pasta di mantenere intatte tutte le sue qualità, regalando a chi la cucina e la assapora una consistenza che è quasi un racconto.
Questo incontro con le Tavole Accademiche è un modo per portare sulle tavole dei giovani gastronomi non solo un prodotto, ma una visione. Ogni piatto servito in mensa diventa un’occasione per immergersi in un mondo di saperi, dai campi di grano pugliesi fino ai fornelli. La pasta qui non è un’abitudine quotidiana: è uno strumento per aprire una finestra sulla tradizione.
Tra i formati più curiosi e amati di Benedetto Cavalieri c’è quello delle Ruote Pazze, che non passano certo inosservate. La loro forma irregolare e i tre diversi spessori non sono un semplice vezzo estetico, ma una scelta pensata per amplificare il piacere del palato. Ideate un secolo fa, nel 1918, le Ruote Pazze rappresentano un gesto di creatività che sfida il tempo. La loro capacità di accogliere i sughi, trattenendo ogni sfumatura di sapore, le rende uniche, tanto che non è raro trovarle citate come un simbolo di genialità artigianale.
Al di là della forma o della tecnica, ciò che resta davvero è l’esperienza. Mangiare un piatto di questa pasta è come entrare in contatto con un modo diverso di vedere il cibo: non come consumo, ma come scoperta. Questa è forse la vera magia della collaborazione tra Benedetto Cavalieri e le Tavole Accademiche. Non c’è solo il gusto in gioco, ma la possibilità di scoprire quante storie si celano dietro un semplice ingrediente.
In fondo, è proprio questo che rende il cibo speciale: la sua capacità di raccontare senza bisogno di parole, lasciando che siano il sapore, la texture e l’esperienza a parlare per lui. E in quel momento, ogni piatto diventa un viaggio.

