L’agricoltura biologica, forma di agricoltura al contempo nuova ed antica, e le sue profonde implicazioni culturali, politiche ed economiche, sono al centro dell’ampio, articolato progetto di ricerca Bioresistenze. Cittadini per il territorio: l’agricoltura responsabile (progetto promosso dal Movi, il Movimento di volontariato italiano, e dalla Cia, Confederazione italiana agricoltori) i cui esisti sono narrati in un blog e ora anche in un bel volume curato da Guido Turus (Padova, Esedra editrice, 2014, 207 pp.). Quella raccontata da Bioresistenze non è però solamente una tecnica agricola, ma una forma di nuova “resistenza”, nel significato alto e politico che il termine ogni giorno di più assume rispetto alle forme e alla pratiche del cibo e dell’alimentazione. Fare agricoltura “biologica” e “responsabile”, coltivare la terra operando per la tutela dei beni comuni, significa ad esempio, come spiega Turus nella sua Premessa al libro, lavorare “con passione nel rispetto per le tradizioni, per l’ambiente, per le specie autoctone, recuperando un terreno abbandonato e difficile”. Una scelta non scontata, che quotidianamente deve rinnovarsi, resistendo “alla perdita di biodiversità, agli scempi ambientali, […] all’appiattimento culturale che vuole privarci di gusti, sapori e saperi” (p. 13), resistendo dunque anche all’omologazione, al consumismo barbaro, alle mafie. La prospettiva suggerita da Guido Turus introducendo il volume è per certi aspetti la medesima di Carlin Petrini quando afferma, fin dal titolo del suo ultimo volume, che il cibo è libertà, che “il cibo diventa strumento di liberazione” (Petrini, 2013, p. 6). Per parte sua anche Cinzia Scaffidi nel suo recente vocabolario del cibo ha inserito la voce Resistenza rimarcando come nel corso di questi ultimi anni questo termine, riferito al cibo, stia viepiù “tornando al suo significato politico” (Scaffidi, 2014, p. 142). “Essere cittadini di una democrazia – argomenta efficacemente Turus in questa prospettiva – comporta la capacità e la fatica di prendere una decisione. Se questo è vero, come agli agricoltori spetta il compito di sfamare l’umanità permettendo alle future generazioni di fare lo stesso, ai consumatori tocca il ruolo di scegliere senza trincerarsi alle spalle di clichés e luoghi comuni. Non dobbiamo e non possiamo accontentarci di facili posizioni: km zero, biologico, biodinamico, prodotto locale (anche se tutte, sia chiaro, rappresentano realtà virtuose). Dobbiamo decidere cosa consumare sapendo che le nostre scelte influiranno necessariamente sui meccanismi economici e sulle attività produttive del Paese. Dobbiamo informarci per conoscere cosa consumiamo e come viene prodotto, dobbiamo impegnarci per valorizzarlo nello spazio della condivisione e dell’identità aperta che è la nostra tavola” (Turus, 2014, p. 15).
Chiarita la prospettiva in cui si inserisce Bioresistenze, merita affrontarne le pagine seguirne l’interessante percorso d’indagine. Il volume si articola in quattro sezioni, all’interno delle quali singoli studiosi riflettono sull’agricoltura e le scienze gastronomiche da differenti punti di vista. Angolature differenti, sguardi plurimi, finalizzati a costruire un percorso unitario di lettura delle composite realtà indagate dal progetto: “Agricoltura e società” (Coltivare un mondo nuovo. Pratiche di giustizia e legalità nell’uso della terra, per riscoprire il senso dell’umano e costruire solidarietà, di Giovanni Serra e Le sfide dell’agricoltura: fame, land grabbing, tutela del territorio, innovazione, di Giuseppe Politi); “Agricoltura e cultura” (Cibo, cultura, biodiversità, di Massimo Montanari e Ciborami contemporanei e mestiere contadino. Tra resistenza e omologazione. Il caso di studio Sardegna, di Alessandra Guigoni); “Agricoltura, sistemi ambientali e biodiversità” (Resistere alla perdita di biodiversità, di Marcello Buiatti; Resistenza all’inquinamento. La tutela ambientale. Biodiversità e conservazione delle colture e delle culture, di Nadia Marchettini); “Agricoltura ed economia” (La filiera del noi. Condividere vale di più, nel mondo del meno, di Roberta Carlini; Terra bene comune, di Luca Martinelli). Il volume si chiude con due Postfazioni: una di Daniele De Michele (Del mandare in crisi Golia), l’altra di don Luigi Ciotti (Un’etica della terra). Corredano, anzi sostanziano il volume numerose belle ed interessanti fotografie (dello stesso Guido Turus) e una serie di ventidue schede in cui sono illustrate le realtà indagate nel corso della ricerca (per le quali si rimanda alle più approfondite interviste disponibili sul sito internet del progetto). Bioresistenze si configura dunque nel complesso come un articolato progetto d’indagine, un modello interpretativo delle nuove forme di agricoltura sostenibile (un’agricoltura che potremmo anche dire buona, pulita, giusta, per utilizzare il fortunato enunciato di Carlo Petrini) che sempre di più connotano il tempo presente.
Va infine ricordato come questo libro non sia uno sporadico ed isolato episodio d’indagine, ma faccia parte di un più articolato e coerente percorso di ricerca che trova spazio nella collana “Etnica”, in cui ha visto la luce Bioresistenze. In questa collana, promossa dalla casa editrice padovana Esedra, sono già comparsi altri titoli (fra cui merita ricordare, nella nostra prospettiva, Biodifferenze, a cura di Andrea Altobrando e Guido Turus del 2006) che stanno iniziando a dare corpo e sostanza ad un coerente e innovativo percorso editoriale. Ai lettori di “The New Gastronomes”, voce dell’Università di Scienze Gastronomiche, non possiamo poi non segnalare che al progetto hanno portato il proprio attivo, costruttivo contributo di riflessione e interpretazione critica alcuni docenti dell’Ateneo, a partire dal Rettore Piercarlo Grimaldi, a Cinzia Scaffidi, docente di Interdisciplinarità della gastronomia e direttrice del Centro Studi Slow Food, a Massimo Montanari, docente di Storia dell’alimentazione e autore di uno dei contributi presenti nel volume.
Bibliografia
- Petrini Carlo (2013), Cibo e libertà. Slow Food: storie di gastronomia per la liberazione, Giunti, Firenze-Milano; Slow Food, Bra.
- Scaffidi Cinzia (2014), Mangia come parli. Com’è cambiato il vocabolario del cibo, Slow Food Editore, Bra.
- Turus Guido (a cura di) (2014), Bioresistenze. Cittadini per il territorio: l’agricoltura responsabile, Padova, Esedra.

