Eventi

Decennale UNISG – Laboratori del Gusto: insegnare a guardare attraverso il cibo.

Fra tutti i ragazzi che domenica quindici giugno hanno partecipato alle tre attività educative organizzate dalla condotta Slow Food Unisg, una bambina ha attirato la mia attenzione. Vestita di arancione, seduta in fondo alla classe, osservava noi volontari con occhio attento. “Come ti chiami? Quanti anni hai?”. “Mi chiamo UNISG, ho appena compiuto dieci anni”.

Credo si trovasse lì per sottoporci ad un esame, per controllare se noi gastronomi del futuro saremo in grado di essere degli educatori. Se stiamo imparando a trasmettere alle prossime generazioni quel modo di vedere che l’UNISG cerca di insegnarci.

Si tratta di uno sguardo particolare. Quello di una giovane università che vede lontano perché capace di guardare indietro. Un occhio attento alla diversità e alle contraddizioni del quotidiano.

Un modo di vedere che ci viene insegnato, e che dovremo trasmettere, attraverso un linguaggio semplice e complesso, universale seppur legato a tradizioni diverse: il linguaggio del cibo. Cibo che, coinvolgendo tanti campi differenti, facilmente si è trasformato in gioco, divertimento ed educazione nel corso dei tre laboratori organizzati ieri.

L’attività “PiantiAMO”, durante la quale i bambini hanno costruito un semensaio dentro un guscio d’uovo, chiedeva loro di guardarsi intorno, di pensare alla vita, riflettendo su quello di cui ha bisogno un seme per crescere. “Acqua, terra, luce, aria e amore”.

Nel corso del tour guidato del mercato, in parte sabotato dalla pioggia, abbiamo parlato ai bambini dei prodotti e della loro provenienza. Li abbiamo invitati ad alzarsi sulle punte dei piedi per spingere il proprio sguardo oltre i colori della frutta, più in là delle forme di formaggio, verso il volto di chi sta dietro al bancone. Così che comincino fin da ora a dare al cibo un valore diverso, associato ad un luogo, ad un viso, ad una storia, e non soltanto al piatto che hanno davanti.

 

Laboratori del gusto unisg

La terza attività, il “Fruttalier” consisteva in una degustazione di succhi di frutta: la vista, in questo caso, abbiamo cercato di non usarla, così da esercitare gli altri sensi. Attraverso una serie di esercizi pratici legati a tatto, udito, olfatto e gusto, abbiamo insegnato ai bambini a toccare e ad annusare il cibo, ad ascoltare il rumore del cioccolato che si spezza, guidandoli in seguito nella degustazione dei succhi. Abbiamo chiesto loro di chiudere gli occhi per poi riaprirli, e vedere meglio, più a fondo, nella consapevolezza che la vista da sola non basta.

È questo che impariamo all’UNISG. E lei era presente, per controllare che riuscissimo a trasmetterlo. Abbiamo bisogno dello sguardo di quella bambina vestita d’arancione rivolto su di noi, come di una spinta che trasformi il vedere in guardare.

L’obiettivo è quello di insegnare un certo tipo di sguardo, sperando che questo arrivi a suscitare nei bambini determinate sensazioni: il dovere di non lasciare avanzi, una stretta al cuore nel vedere gli sprechi e gli eccessi legati alla tavola, il desiderio di riciclare. Vorrei che questo sguardo diventasse naturale, un’abitudine consapevole. Forse allora l’UNISG potrà crescere, diventare una donna adulta e affermata, capace però di tornare bambina, per nutrirci ancora con i suoi occhi.

Caterina Pira

Lascia un commento