Approfondimenti

Il contro-ritmo dell’orto-giardino

..What was this under her hands which was square and made of iron and which her finger found a hole in?

It was the lock of the door which had been closed ten years and she put her hand in her pocket, drew out the key and found it fitted the keyhole. She put the key in and turned it. It took two hands to turn it, but it did turn. And then she took a long breath and looked behind her up the long walk to see if anyone was coming. No one was coming. No one ever did it seemed, and she took another long breath, because she could not help it, and she held back the swinging curtain of ivy and pushed back the door that opened slowly – slowly. Then she slipped through it, and shut it behind her, and stood with her back against it, looking about her and breathing quite fast with excitement, and wonder, and delight.

She was standing inside the secret garden

F.H. Burnett (1911)

 

Nel mese degli orti, questa piccola riflessione a margine vuole ragionare, forse un po’ pindaricamente, su un aspetto distintivo di queste realtà culturali e colturali: il loro essere contro-ritmi spaziali che raccontano del farsi dell’uomo, a cavaliere tra natura e cultura. Il ragionamento muove esaminando due esempi di giardini, orti segreti: una di fantasia, l’altra reale; due realtà apparentemente spurie ma che entrambe ci indicano come proprio nello studio di cosa sia un orto, cosa sia un giardino, si possano trovare elementi per ripensare al farsi dell’Uomo e del suo essere al mondo.

Orti e giardini tra cura e distacco.

Ragionar di orti e giardini implica ripensare a queste parole. Il termine “orto” porta con sé un bagaglio semantico che va ben oltre alle forme dell’agricoltura. Un orto è una realtà curata, in cui il lavoro dell’uomo crea una sintesi tra i cicli della natura e le costruzioni, gli edifici, i paesaggi antropizzati. L’orto è ancor più una dimensione chiusa, recintata, perché no, nascosta. Seppure nell’immaginario un orto si leghi alla coltivazione prevalentemente di piante edibili, questo non è un elemento fondamentale e distintivo: è una barriera lasca che facilmente si infrange nella pratica quotidiana facendo di un orto un giardino e viceversa.

Se è quindi flebile e arbitraria la distinzione tra orto e giardino, quest’ultimo, anch’esso dimensione nascosta, curato e riservata, è un appezzamento di terreno coltivato con alberi e fiori. Nel definirsi di un orto quale giardino sembra prevalere la cura estetica e paesaggistica. Per questo non stupisce che un giardino, come un orto, sia soprattutto è un contro-ritmo spaziale in cui geometrie vegetali creano uno spazio altro rispetto ad una casa, ad una villa, ad una città, ma anche allo spazio selvaggio della campagna, della foresta: uno spazio altro, magico, in cui piccoli “miracoli” possono capitare.

The Secret Garden

Questa alterità speciale è ben raccontata da un romanzo, un classico per ragazzi della letteratura inglese: The Secret Garden. Pubblicato Frances Hodgson Burnett (1911), l’autrice di Little Lord Fauntleroy, il libro racconta la storia di tre ragazzini Mary, Dickon e Colin, del loro incontro e della loro crescita ed educazione. La narrazione si svolge nella brughiera dello Yorkshire e si incentra sullo spazio del giardino segreto, chiuso ed abbandonato dopo la morte della madre di Colin avvenutavi accidentalmente, e poi riscoperto e fatto rivivere da Mary e Dickon, in primis, e successivamente anche da Colin. Scoprendo e lavorando in questo giardino i tre ragazzi si conoscono, creano i legami affettivi, e soprattutto superano fragilità emotive e fisiche e divisioni di classe. Questo romanzo, araldo di una pedagogia a cavaliere tra Rousseau e Montessori, celebra la realtà del giardino come luogo d’interazione umana, di un progetto di formazione che vede attraverso l’interazione con la natura l’individuo irrobustire e far crescere il proprio corpo fisico e sociale. Il libro è però soprattutto, però, una celebrazione dell’alterità spaziale del giardino-orto definendolo uno spazio di sospensione della normalità, della legge, dei ritmi e dei tempi della società. È uno spazio in cui il controllo degli adulti viene meno e permette quindi ai bambini di crescere da soli, attraverso le loro leggi e rapporti. In tal senso, il giardino diventa elemento attraverso cui riflettere al farsi dell’Uomo, al processo di educazione, ed alla possibilità di una via di sintesi tra Natura e Cultura, forse più sincera di quel pensiero oppositivo e manicheo che Latour (1993) indica essere tipico della Modernità.

Lu Jardinu

La possibilità di questa terza via, sospesa tra Cultura e Natura, ci è suggerita però non solo dal lavoro letterario della Burnett: è anche una realtà esperibile nelle Terre della Taranta. Camminando nei molti borghi rurali, in cui case, parallelepipedi di pietra chianca e leccese scandiscono l’orizzonte laterale delle lunghe strade d’asfalto o pietra, descrivendo rettilinei sentieri assolati nella pianura della penisola, il verde, le piante sono realtà rare. Le piante, pini marittimi e lecci, sono per lo più novità del Ventesimo secolo, piantati nei centri storici nel periodo tra le guerre. Al di là di queste, però, l’unico verde che si vede è quello di qualche coraggiosa erba spontanea che buca il duro selciato. Lo spazio umano sembra essere quello assolato, arso descritto da De Martino (1961) nel suo classico La terra del rimorso, eppure… Se si ha la fortuna di entrare in quelle case, spesso dalle persiane chiuse, si è partecipi di un’altra geografia, verde, che coincide con lu jardinu: uno spazio retrostante l’abitazione, spesso nascosto all’interno del perimetro di un isolato; uno spazio punteggiato da piante d’agrumi, piante di frutta e spesso ortaggi per il consumo domestico. Il jardinu è spazio liminare in cui l’apprezzamento estetico e quello funzionale si combinano offrendo uno sfogo ed una risorsa ad una famiglia. In un territorio battuto dal sole, esso ribadisce la presenza dell’acqua, dell’ombra. Se la sfera pubblica della campagna salentina si esprime in un farsi umanità che contrappone il lavoro dell’Uomo ad una Natura dura, ostile, il jardinu rappresenta una rottura, una sovversione di questo paradigma, esprimendo in un contro-ritmo spaziale la possibilità di un farsi dell’umanità basato su una mutualità tra umano e naturale.

Conclusione

Di fantasia e realtà il giardino, l’orto appaiono quindi suggerci la necessità di ripensare a cosa voglia essere Uomo. Laddove l’antropologia, in particolare quella strutturalista, ha spesso visto l’Umanità esprimersi in contrapposizione con la Natura, l’esperienza degli orti e dei giardini ci indicano come invece sia prossima e calzante una lettura sinergica che lega il lavoro dell’uomo alla natura in un unico progetto di mutua costruzione. Nel definirsi come contro-ritmo spaziale, l’orto esercita il suo fascino raccontandoci di un’alterità, di un processo culturale forse mai troppo esplicitato ma che molto può ancora dirci su cosa sia la nostra Umanità.

 

Riferimenti Bibliografici

  • Burnett, F. E. H. (1911). The secret garden: Lond.
  • De Martino, E. (1961). La terra del rimorso : contributo a una storia religiosa del Sud (1. ed.). [Milano]: Il Saggiatore.
  • Latour, B. (1993). We have never been modern. New York: Harvester Wheatsheaf.

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