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Che la legge mi aiuti!

Il 3 maggio, presso l’aula magna dell’Università di Scienze Gastronomiche, si è tenuta la conferenza con a tema il rapporto tra cultura e legislazione alimentare. A favore di questo argomento è intervenuto il dottor Elio Palumbieri, giurista specialista in legislazione alimentare. Ha esordito affermando che “un buon giurista deve conoscere le leggi del settore food”, sottolineando la sua già nota passione per l’ambito alimentare. All’interno del suo discorso ha voluto specificare quanto il diritto alimentare possa intervenire a favore di produttori e consumatori, lasciando anche spazio di inventiva al marketing, e non solo, per la promozione del prodotto.

Dalla teoria si è poi passati alla pratica. Il dottor Palumbieri ci ha spiegato come, grazie al suo personale lavoro di giurista, sia riuscito ad aiutare due realtà aziendali. Nella prima, il problema era caratterizzato dall’impossibilità di vendere prodotti ortofrutticoli come biologici, nonostante i bassi, se non inesistenti, residui di pesticidi ed erbicidi sul prodotto finito, esattamente come quelli che si ritrovano in un prodotto biologico. Chiaramente non disponendo di tutte le caratteristiche idonee per certificare il prodotto come biologico ma , al contempo, riuscendo ad ottenere dalla lavorazione un prodotto finito quasi assente da pesticidi ed erbicidi, ne è venuto fuori un gap che non ha permesso all’azienda di sponsorizzare, come direbbe Carlo Petrini, il ‘pulito’ che il bene alimentare porta con sé e che oggi, culturalmente, molti consumatori perseguono durante la loro quotidiana spesa alimentare. Per colmare questo vuoto, il giurista Palumbieri ha consigliato all’imprenditore di usufruire del regolamento 1169/2011, il quale da la possibilità di inserire il livello di residui sull’etichetta, consentendo agli acquirenti di conoscerne il valore numerico.

Stesso regolamento è stato impiegato da un’azienda produttrice di riso, nell’Isola della Scala, in provincia di Verona. Era un prodotto non in grado di raggiungere il grande pubblico nonostante la sua rinomata qualità. Per tale ragione, i produttori hanno pensato bene di organizzare la ‘Fiera del riso’, con sede all’Isola della Scala, per raggiungere un pubblico più ampio. E infatti ci sono riusciti. Oggi l’evento conta più di 500.000 partecipanti. E la legge che ruolo ha avuto? E’ chiaro che senza la conoscenza dei principi del regolamento 1169/2011 applicabili al canale di vendita E-commerce, probabilmente, tutti gli aderenti alla fiera avrebbero conosciuto il prodotto senza aver mai avuto la possibilità di acquistarlo. E’ tuttavia evidente come l’E-commerce può essere uno strumento in grado di fornire informazioni ai consumatori in grado di rasserenarli circa la qualità del prodotto, contrastando in tal modo la cultura di chi non si fida degli acquisti sul web.

La conferenza si è chiusa con una domanda a cui, il relatore stesso si è dato risposta: “Come il food business può controllare la cultura alimentare? Qual è il ruolo di un legale alimentare? Il legislatore deve conoscere la legge e le altre professioni che operano in ambito alimentare per trovare un punto d’incontro. Deve conoscere il mercato e donare opportunità per migliorare e risolvere problemi”.

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