Estate, tempo di Sacre: feste dai profili differenti espressioni di un modello rituale che ha al suo centro il cibo e la socialità. Nelle forme del presente si ravvisano ancora tratti più antichi che legano la festa del presente alle feste del raccolto parte integrante del nostro medioevo: laddove ancora in un passato recente in cui i nostri borghi non erano popolati da superamarket di varia foggia e misura, il centro della festa era il mercato grande, oggi è il banchetto, il momento di sperimentazione gastronomica ad attrarre le masse, ad essere il motore di turismo e socialità.
Il cibo è il centro della festa ed il cibo trasforma l’ordinario paesaggio di un paese dandogli nuova vita, attrattività. Come maschera, fa di una comunità un riflesso del Paese della Cuccagna, il paese delle torte e dell’abbandona, archetipo culturale parte integrante della cultura europea di cui Giuseppe Cocchiara (1980) ha tracciato il profilo e la genealogia. Nell’immaginario popolare, il Paese della Cuccagna è luogo lontano di crapula abbondanza: luogo in cui i fasti carnevaleschi non si esauriscono nelle Ceneri del primo Mercoledì di Quaresima, ma continuano durante tutto l’anno. Il Paese della Cuccagna era il paradiso del contadino, dell’uomo e della donna che nel quotidiano vivevano la fame, l’incertezza del raccolto, e che oltre l’orizzonte sognavano, credevano, speravano nella presenza di un luogo incantato in cui il lavoro non era travaglio, fatica e sofferenza: un altrove che nel giorno della festa era fatto vivere nel cortile di casa, celebrando la fine del rigore alimentare, l’arrivo dell’agognato raccolto, in un momento di effervescenza popolare.
Oggi come allora le Sagre impazzano segnando una lunga estate che da maggio prosegue fino ottobre. Le feste si moltiplicano saturando il calendario. Dove è ormai sempre più chiaro che queste feste non si rivolgono più alle proprie comunità bensì al vasto mondo, alla ricerca di nuova ricettività si inventano e rinventano piatti tradizionali ed accostamenti gastronomici sempre più arditi, spesso alla ricerca di eterotopie gastronomiche (quali le feste del fritto misto di mare su, su per le Alpi) capaci di richiamare nuovi turisti per la loro esoticità.
Tra successi e flop, il paesaggio delle sagre continua a crescere indice che nell’Italia della crisi più nera la ricerca di un cibo capace di far sognare non ha perso il proprio potere, ma piuttosto è diventato un momento di distrazione a basso budget necessario per evadere da un inquietante presente. Se nella festa si trova uno strumento di evasione, è da domandarci se le sagre non abbiano ormai perso la loro spensieratezza, ed il riso si sia fatto isterico, non più cristallino; ma forse nulla è cambiato e nelle pratiche del presente continua semplicemente un’antica storia di speranza e rassegnazione che nella rincorsa del riflesso del Paese della Cuccagna ha trovato uno strumento di rigenerazione. Queste domande restano aperte, seppure sia chiaro: anche quest’estate sarà una stagione di festa; una stagione di sagre.
Bibliografia
Cocchiara, Giuseppe. 1980. Il Paese Di Cuccagna E Altri Studi Di Folklore. Torino: P. Boringhieri.