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Candy Mums

“Mangiamo quello che ci piace, ci piace quello che conosciamo”, ma cosa conosciamo?

Recentissimi studi stanno dimostrando che le caramelle possono rivelarsi delle potenti armi di educazione al senso del gusto. Il termine caramelle ha qui un significato metaforico generico volto ad includere non solo le delizie zuccherose alle quali veniamo immediatamente indirizzati con il pensiero non appena sentito pronunciarne il nome, bensí vuol intendere tutti i vizi del palato che gli adulti da generazioni e generazioni offrono ai piccoli come ricompensa. Attraverso questi semplici premi i bambini hanno la possibilità di guardare al mondo degli adulti, imitandoli. Si spiegano cosí le caramelle a forma di Meatballs che spopolano negli Usa, gli insetti ultima trovata della M&M’S in Cina, le seppie secche in Corea, le sigarette chewingum, le chips di mango piccante e i lecca lecca con il verme (a ricordare la Tequila con il cusano) del Messico.

Ponderando sull’argomento si può affermare che ciò che normalmente viene utilizzato come “cibo”  si riflette anche nella varietà delle caramelle, con gusti differenti di paese in paese. Qui esse diventano da semplice vizio a grande strumento di sviluppo del gusto in quanto i sapori ai quali veniamo abituati in tenera età ( in particolare i più graditi, ovvero quelli di questi lauti bottini) sono poi i sapori che andremo a prediligere in un futuro mondo adulto. Regimi alimentari ricchi di cibi dolci, grassi e salati protratti dai primi gemiti portano al mantenimento di comportamenti alimentari regressivi nell’ età adulta.

Ci troviamo ora davanti a una nuova strada nutrizionale da percorrere nella lotta all’obesità, processo che coincide quindi con la creazione del gusto personale di ciascun bambino. Il progetto ideato dallo Chef iberico Luis Aduriz in collaborazione con il sociologo Iñaki Martinez  de Albeniz e l’Università di Scienze Gastronomiche dal titolo The candy project ha lo scopo di elaborare il panorama mondiale delle caramelle per delinerarne i ruoli sociali e alimentari. Obiettivo finale è di educare il gusto per poter mangiare quello che ci piace ma in buona salute, per non morire di quello che fino ad ora ci ha tenuto in vita.

E un vero peccato scoprire che gli Usa siano partiti con il piede sbagliato inserendo nel mercato frutta aromatizzata (mele) al sapore di bubble gum e quant’altro, portando cosi i prossimi adulti a non accettare mele al sapor di mela come mele.  Nella guerra al raggiungimento di una nutrizione sana e gustosa nei paesi del junk food abbiamo trovato alcune armi di educazione di massa, inserire le giuste munizioni pare però essere ancora troppo difficile, o troppo facile ma poco produttivo, fortunatamente c’è chi non accetta il degrado fisico al quale stiamo andando incontro; riusciranno i nostri eroi ad importare il mondo dei sapori vari e naturali tra salsa bbq e peanut butter? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Greta Contardo

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