E’ partito con un segnale positivo e come uno degli ultimi “successi” del semestre di presidenza italiana, il 2015 dell’agricoltura europea: la modifica alla Direttiva 2001/18 CE sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati.
La nuova direttiva, votata il 13 Gennaio in sessione plenaria a Strasburgo, permetterà ai singoli stati di vietare la coltivazione di nuovi Ogm sul proprio territorio. Sono stati necessari un paio di mesi ed un lungo confronto del Trilogo (Commissione-Parlamento-Consiglio), terminato dopo 24 ore di negoziati presieduti dal presidente della Commissione Europea J.C. Juncker affinchè il nuovo testo potesse essere approvato, con 480 voti favorevoli, 159 contrari e 58 astensioni. Il nuovo testo apporta modifiche rilevanti come la possibilità per gli Stati Membri di richiedere, tramite la Commissione europea, il divieto di coltivazione durante la fase d’istruttoria condotta dall’EFSA (Autorità europea per la Sicurezza Alimentare) e di far escludere i loro territori dal novero dei Paesi in cui è possibile richiedere l’autorizzazione alla coltivazione. Si potenzia inoltre la capacità dei singoli stati di operare direttamente sull’etichettatura stabilendo autonomamente i valori limite di elementi transgenici, finiti accidentalmente in mangimi e prodotti agroalimentari, attualmente pari allo 0,9%.
In materia di diritto ambientale internazionale invece, nel rispetto del principio di precauzione, verrà richiesto un aggiornamento biennale delle valutazioni sui rischi sanitari e ambientali effettuate dall’EFSA che tenga conto del progresso scientifico e tecnologico in materia di OGM.
A distanza di sole due settimane dall’approvazione della nuova Direttiva e prendendo in contropiede le più allarmate associazioni ambientaliste, è arrivato direttamente dai vertici un secondo messaggio positivo per l’agricoltura italiana: il 26 Gennaio scorso il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti hanno prorogato anticipatamente per altri diciotto mesi il Decreto del 12 luglio 2013, in scadenza l’11 febbraio, che vieta la coltivazione di mais OGM nel nostro Paese. Sicuramente un forte segnale italiano in vista di Expo2015 che il Ministro Martina rafforza dichiarando che le coltivazioni Ogm risultano incoerenti con i punti di forza del nostro modello agroalimentare: qualità e distintività. Giovanni La Via, Presidente della Commissione Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare ha però dichiarato, riguardo la nuova Direttiva che “tale compromesso rappresenta l’unico accordo possibile, e come ogni buon compromesso lascia un po’ di amaro in bocca a tutte le parti coinvolte”.
L’amaro di questa normativa lacunosa lo hanno sentito le principali associazioni ambientaliste italiane, Slow Food compresa. In primis vi è la possibilità giuridica per le multinazionali di contestare agli Stati Membri, davanti all’Organizzazione mondiale del Commercio e alla Corte di Giustizia, le motivazioni ambientali addotte per vietare la coltivazione sul proprio territorio: i singoli Stati possono bloccare la coltivazione di OGM per questioni socioeconomiche, ma non possiedono le basi legali per fondare i divieti su specifiche motivazioni di carattere ambientale. Riemerge cruciale il ruolo dell’EFSA dato che le motivazioni degli Stati non possono né confliggere con le valutazioni da essa condotte né addurne di nuove nel caso fossero state omesse.
Anche la questione dell’etichettatura presenta alcune criticità. La scienziata ed ecologista indiana Vandana Shiva chiede che l’Italia approvi nuove leggi per tutelarsi dall’introduzione imminente sul mercato di nuovi brevetti biotech. Se anche la coltivazione di OGM è stata “limitata”, la loro importazione infatti è lontana dell’essere arrestata. L’Unione Europea attualmente importa in maniera del tutto legale circa 30 milioni di tonnellate l’anno di colture OGM, principalmente mais e soia, da utilizzare come mangime animale. I regolamenti vigenti in materia di etichettatura non rendono obbligatoria la specifica sul contenuto di OGM nei mangimi per i prodotti di derivazione animale. La nuova Direttiva invita gli Stati Membri ad “adottare misure efficaci in materia di etichettatura e informazione(…), onde assicurare la trasparenza per quanto concerne la presenza di OGM nei prodotti.”
Nei giorni in cui al Parlamento Europeo si discute la nuova TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) sarebbe dunque opportuno compiere un terzo e decisivo passo chiedendo l’approvazione di una norma che migliori le informazioni presenti sull’etichettatura indicando quando si tratta di prodotti derivati da animali alimentati con Ogm.
Nel Regolamento EU 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, il cittadino è tenuto ad avere tutte le informazioni necessarie sui prodotti di origine animale per poter effettuare scelte etiche personali consapevoli. Perché non garantire la stessa possibilità di scelta anche con i prodotti contenenti OGM?