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Insetti? Sì, grazie! – Un viaggio didattico in Messico

“Ma quando, figlia di luce, brillò l’Aurora dita rosate […]”, dice Omero nell’incipit del secondo libro dell’Odissea. Da studentessa non l’ho mai considerato, presa com’ero dalla trama incalzante dei suoi poemi, relegavo quest’Aurora a semplice indicazione temporale. Mi sbagliavo, com’è ovvio, e sono dovuta andare dall’altra parte dell’Oceano per capirlo: chissà, forse in Messico l’alba è più rosata o forse semplicemente l’emozione del momento, ma a Santo Domingo Yanhuitlán ho capito perché, per Omero, l’alba è una vera e propria divinità.

Che ci facevo a Santo Domingo Yanhuitlán, un paesino a nord di Oaxaca, alle quattro del mattino di circa due mesi fa?

Eravamo lì per quella che sarebbe stata una delle giornate più intense del nostro viaggio didattico in Messico: la giornata, attesa e temuta allo stesso tempo, dedicata alla caccia e alla degustazione di insetti.

Immagino le vostre facce al di là dello schermo: leggero disgusto, medio ribrezzo o proprio totale repulsione. Vi immagino così bene perché ho visto fare quelle stesse facce davanti ai miei occhi, raccontando ad amici, parenti e conoscenti la mia esperienza. D’altronde, lo scrive anche l’antropologo Marvin Harris: “Se si chiede ad un Europeo o ad un Americano perché non mangino insetti la risposta scontata sarà: <Gli insetti sono disgustosi e pieni di germi. Beeh!>”¹

Ma i nostri quasi gastronomi non si fanno certo influenzare dall’opinione comune e vogliono confutare sul campo queste affermazioni.

unisg -alba messicana

 

E qui torniamo all’Aurora dita rosate di Omero: la nostra caccia comincia, infatti, all’alba perché le chapulines (cioè piccole cavallette), le nostre prime prede, sono ancora addormentate e più facili da catturare, dato che ancora non saltano. Quindi, mentre prendiamo le chapulines a mani nude, il primo sole del mattino ci scalda (sì, può far freddo anche in Messico!) e illumina il paesaggio brullo e affascinante attorno a noi.

Continuiamo la caccia, sempre accompagnati dalle nostre guide, due fratelli nativi del posto e la loro zia, andando alla ricerca di vermi, sia nei tronchi degli alberi in decomposizione (dove troviamo il gusano de mantequilla), sia nelle piante di agave (gusano de maguey). È interessante notare quanto sia importante il ruolo femminile nella caccia agli insetti: è, infatti, la zia, cioè la donna, a guidare i due giovani nella scelta delle piante da ispezionare alla ricerca dei vermi. Per la loro comunità, in passato, gli insetti hanno rappresentato una fondamentale fonte di sostentamento; oggi, invece, non sono più così basilari, ma questa tradizione è rimasta nelle loro abitudini alimentari, assumendo anche un aspetto ludico. I due fratelli, infatti, ci raccontano che da piccoli andavano spesso in quello stesso luogo, dove hanno portato noi, a cercare insetti e passavano interi pomeriggi a testa in giù nei formicai a mangiare hormigas de miel. Queste particolari formiche, infatti, hanno il miele nell’addome, che viene messo fra i denti e deglutito e ha un sapore molto dolce, mieloso, appunto.

Le formiche del miele sono, però, le uniche a essere mangiate crude: aspettiamo la sera, infatti, per mangiare vermi e cavallette cotti in padella (insieme agli immancabili tamales, ovviamente!) e rimaniamo stupiti dal fatto che non facciano molta impressione, anzi, siano croccanti e gradevoli al palato.

unisg - formiche del miele

 

Come mai allora nel mondo occidentale c’è tutta questa resistenza nei confronti dell’entomofagia? Marvin Harris lo spiega così: “Il fatto che una specie sia esaltata o abominata dipende da quella che si potrebbe chiamare utilità o nocività residuale. Una vacca indiana non mangiata assicura vitelli, latte e letame. Ecco che viene esaltata. […] Un maiale non mangiato non serve a un bel nulla: non ara i campi, non produce latte, non vince le guerre. Ecco che diventa oggetto di abominio. Gli insetti non mangiati sono ancor peggio dei maiali non mangiati.”² La maggior parte di essi, infatti, infestano le nostre coltivazioni, ci succhiano il sangue, ci mordicchiano e ci punzecchiano, perciò “c’è poco da stupirsi se molti di noi reagiscono in maniera fobica nei loro confronti. Poiché non li mangiamo abbiamo anche mano libera nell’assimilarli al male quintessenziale”³.

Ciononostante, negli ultimi anni l’entomofagia ha cominciato a interessare anche l’Occidente. Da un lato si moltiplicano le cene a base di insetti che attirano il grande pubblico per la novità e l’esotismo di questi cibi, dall’altro la FAO sta considerando gli insetti come nutrimento utile per far fronte all’aumento della richiesta di cibo, causata dall’aumento della popolazione mondiale. Infatti, “bruchi, vermi e larve sono ricchi di proteine e di micronutrienti essenziali, quali ferro e zinco. Occupano meno spazio di un allevamento di vitelli, minori emissioni di gas a effetto serra […] Alcune specie di insetti sono resistenti alla siccità e possono richiedere meno acqua di mucche, maiali o pollame.”⁴, scrive Letizia Morino di Slow Food.

Purtroppo, però, alcune di queste cene (e anche un laboratorio durante lo scorso Salone del Gusto) vengono annullate a causa della mancanza di una normativa europea in tema di entomofagia: in Italia, per esempio, non ci sono leggi che ne vietano espressamente il consumo, ma alcuni regolamenti li permettono e altri no. La totale inadeguatezza delle normative, quindi, non facilita il compito a chi vorrebbe introdurre questa novità.

unisg - cucchiaio echapulines

 

Nonostante questo, mi piacerebbe qualche volta incontrare, in un mercato qui a casa, una signora messicana con il suo banchetto di chapulines croccanti, un po’ perché vanno di moda, un po’ perché ci salveranno dalla fame e un po’ per rivivere quell’alba divina.

 

FOTO DI MARTINA RONZONI

 

¹ M. Harris, Buono da mangiare, Einaudi, Torino, 1990

² Ibidem

³ Ibidem

http://www.slowfood.it/ci-salveranno-gli-insetti-conference-insects-to-feed-the-world/

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