‘Tradizione significa futuro, modernità, innovazione’, questa è la frase, o meglio, lo slogan che ha caratterizzato il meeting tra i Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea e le rappresentanze della nostra Università. Parole che mettono d’accordo tutti a partire dal Commissario Europeo dell’Agricoltura uscente Dacian Ciolos, il presidente di Slow Food Carlo Petrini e il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Maurizio Martina.
Facciamo un passo indietro. Una Pollenzo blindata, forse mai vista così, è quella che si poteva vivere lunedì 29 settembre. Percorro il viale alberato che porta all’arco principale del castello in un’atmosfera particolare ed un silenzio surreale degno delle grande occasioni; anche oggi non riesco, come mi accadde la prima volta arrivato a Pollenzo, a non paragonare questa mia Università, a quella famosa scuola di magia.
Oltrepassato l’arco principale, si apre il cortile interno sui lati del quale erano ben in vista tutte addobbate a dovere: le 28 bandiere europee, una per ogni delegazione presente, indicavano la presenza di altrettanti stand dediti all’ esposizione e all’assaggio dei presidi dell’Arca del Gusto di ogni paese comunitario.
I membri dello staff sono al lavoro per ultimare i preparativi in attesa dell’arrivo dei ministri. Nessuno vuole sfigurare vista l’importanza dell’evento. Si riesce a percepire un velo di tensione, poi tramutata in energia positiva: si inganna il tempo provando ad associare ogni bandiera al relativo Paese e l’impresa sembra risultare tutt’altro che banale. Testimonianza di quanto gli ‘United States of Europe’ rimangano ancora un miraggio.
Il primo ad arrivare è il ministro italiano Maurizio Martina. Non facciamo in tempo a vederlo entrare nella corte che viene assalito da giornalisti, e dal momento che ci era stata data la consegna di sgomitare per riuscire a porgli qualche domanda, seguendo le direttive date “dall’alto” la mia collega ed io ci mettiamo all’opera. Naturalmente, vista la nostra lunga esperienza giornalistica, i tentativi risultano vani e intanto riesco ad origliare un paio di domande che, ad essere sincero, non sembravano propriamente inerenti alle tematiche agroalimentari quanto piuttosto all’ attuale scenario politico nazionale: riforma del lavoro, articolo 18 e crisi di governo tengono banco fino a quando il ministro riesce a dileguarsi augurando a tutti ‘Buon lavoro!’. ‘Grazie’, rispondiamo noi.
Pochi minuti dopo Petrini, Martina e il Rettore dell’Università hanno accolto la lunga fila di ministri e delegati europei. A tutta la kermesse viene stretta la mano e al ‘benvenuto’ segue uno splendido francese ‘benvenue’, del resto la lingua francofona insieme a quella anglofona è quella utilizzata nelle sedi lavorative comunitarie.
Concluse le formalità – dell’incontro informale-, una volta tutti accomodati nella sala rossa del castello, mi piace chiamarlo così, inizia la conferenza. Il primo a prendere la parola è il rettore, che con il suo discorso introduttivo focalizza l’attenzione sul ruolo fondamentale del rapporto tra l’uomo e la terra, il deterioramento che questo ha subito negli ultimi due secoli, l’importanza del lavoro manuale degli agricoltori, la cultura che sta alle basi del loro savoir faire e l’importanza del cibo (buono, pulito e giusto) nell’era della globalizzazione.
Successivamente ha preso la parola una studentessa dell’Università, Tine Devriese, la quale ha posto l’accento sul ruolo dell’ateneo nell’ambito agro-alimentare e sulle relazioni che nascono al suo interno spesso e volentieri portatrici di nuove idee e progetti che hanno bisogno, però, del supporto di una rete di attori che si estenda oltre i confini universitari; idee che possono nascere ed essere coltivate tra studenti, produttori e ricercatori, ma che per crescere necessitano il coinvolgimento e la partecipazione, appunto, della politica.
Dessislava Dimitrova, rappresentante dei produttori su piccola scala, è visibilmente emozionata nel prendere la parola: da un lato per la nutrita platea all’ascolto, dall’altro per il coinvolgimento personale nelle tematiche affrontate. Evidenzia come solitamente i piccoli produttori si trovino esclusi e soffocati da un mercato che premia i più grandi ed i più forti, sottolineando la necessità di nuove politiche che sostengano e aiutino in maniera concreta le realtà produttive più deboli.
Quindi interviene il Commissario Europeo uscente Dacian Ciolos, il quale dopo aver ringraziato l’Università per l’ospitalità, e aver ricordato come non fosse la sua prima visita a Pollenzo, parla del ruolo chiave che ha la tradizione nel comparto agroalimentare. Tradizione che non deve significare guardarsi alle spalle bensì futuro, modernità, innovazione. Invita tutti i presenti a riflettere su come il cibo non possa più essere visto come una mera commodity.
Conclude poi l’intervento sottolineando l’importanza che avrà riguardo a tutto ciò l’esposizione universale di Milano del 2015, con il suo slogan ‘Feeding the Planet, Energy for Life’. Auguriamoci che non rimangano solamente belle parole.
E’ giunto il momento di Carlo Petrini il quale inizia spiegando ai ministri europei, ai delegati e alla platea cosa è e cosa non è la gastronomia, partendo da una citazione di Brillat-Savarin, politico e gastronomo francese del XIX secolo al quale fischieranno le orecchie viste le innumerevoli occasioni nelle quali viene chiamato in causa all’interno dell’Università.
Il presidente di Slow Food prosegue affermando che la gastronomia non si limita ad essere ‘chef che spadellano in televisione’ o show televisivi che vedono competere aspiranti cuochi trattati come schiavi dai loro maestri, ma che quella ne è solo una parte, la più superficiale, forse. Non si può parlare di gastronomia se non si ha a cuore la salute dei cittadini, se non si parla di contadini, di pescatori, di politica ma allo stesso tempo di fisica, di chimica, di biologia solo per citarne alcune.
Molto importante è la riflessione sulla sostenibilità ambientale e sociale che Slow Food e l’Unione Europea devono insieme perseguire, partendo dai piccoli produttori e dai mercati locali, infatti invita i ministri a stringere la mano ai produttori dei presidi dell’arca che gli stanno attendendo fuori dalla conferenza, produttori che mantengono in vita produzioni, alcune delle quali millenarie, che altrimenti sarebbero in via d’estinzione. Produttori che sono portatori di quelle diversità culturali che hanno favorito l’unione tra gli stati comunitari.
La conferenza giunge al termine con l’intervento del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Maurizio Martina, il quale sottolinea l’importanza dei pensieri emersi in precedenza e mette in evidenza il potenziale enogastronomico dell’Europa sia dal punto di vista economico che sociale, affermando quanto la vicenda agricola europea sia qualcosa di molto importante che interessa ambiti geopolitici ben più ampi.
Conclude invitando tutta la kermesse, che non si fa pregare, a godere dello ‘spettacolo del gusto’ allestito nella corte dell’Università.
Una volta usciti nella corte si ammira uno scenario che vede come protagonisti politici che degustano prodotti tanto buoni per quanto sconosciuti e produttori che scambiano battute informali con ministri dell’agricoltura del loro paese, insomma una sorta di ‘abbuffata’ che non richiama la solita allusione negativa ogni qualvolta si parli di politica bensì una convivialità tra due soggetti della filiera agroalimentare solitamente agli estremi opposti, e forse mai così vicini.
Lorenzo Zama