Laurea in Scienze Gastronomiche. Master in Hospitality Management. Stage: uno in Italia e uno all’estero. Mio padre che mi racconta come a 13 anni fosse già indipendente…e a 24 anni ancora nessun lavoro “vero” per me. Insomma il periodo post laurea non è stato proprio facile, così come per tutti i miei coetanei immagino. Inoltre, dopo tre anni di fantastici viaggi ed esperienze fuori dall’ordinario come quelle che si fanno all’Unisg, lo scontro col mondo del lavoro può essere ancora più duro. Il segreto però é semplice e un po’ banale: non perdere l’entusiasmo!
Ogni neolaureato in Italia sa che oggi spesso le aziende cercano “stagisti con esperienza”, il che ovviamente é paradossale: se non si ha la possibilità di iniziare almeno con uno stage, come si può fare esperienza? Seppur breve e ancora tutto in salita, il mio percorso mi porta a suggerire a tutti di fare un’esperienza all’estero. Non solo per migliorare una lingua straniera ma proprio per iniziare ad accumulare quell’esperienza che forse tra due o tre anni, tornati nel Belpaese, permetterà di trovare lavoro o iniziare una propria attività con occhi diversi.
Così ho fatto io: dopo aver lavorato nella piccola azienda di famiglia per quasi un anno, ho deciso di partire per Dubai per uno stage di 6 mesi con Jumeirah, la compagnia alberghiera conosciuta nel mondo soprattutto grazie al Burj Al Arab, il famoso albergo di lusso (7 stelle!) a forma di vela. Un’esperienza davvero formativa soprattutto a livello umano: non si ha idea di quanto grande sia il sacrificio dei dipendenti dietro tutto quel lusso sfavillante. Il mio stage era focalizzato sul ruolo del Restaurant Manager ma in realtà a me si é aperto un mondo intero! La compagnia ha due differenti divisioni per l’hotellerie e la ristorazione: oltre gli alberghi infatti possiede vari ristoranti in città e al momento sta cercando di costruire dei brand per poter creare un sistema di franchsing a livello mondiale. Una delle peculiarità delle grandi città di “passaggio” come Dubai é l’enorme offerta e varietà dei tipi di cucina. Così i brand che sono al momento “in costruzione” sono vari: dalla cucina italiana alla fusion asiatica. Come gastronoma é stato molto interessante vedere l’inizio del processo di creazione del franchising: dalla standardizzazione delle norme di comportamento del personale, a quella del design dei locali, fino al contenuto dei menu, che devono essere riconoscibili quindi simili ma non del tutto uguali nei vari paesi del mondo, al fine di adattarli ai gusti della popolazione locale. E’ stato poi molto interessante vedere come funziona il sistema di fornitura di una grande compagnia come Jumeirah e in un paese islamico. Oltre alle norme “Halal” (cioè al fatto che tutto ciò che viene importato deve essere certificato come adatto al consumo islamico) gioca un ruolo fondamentale il fatto che non esistano mercati rionali o grandi catene di distribuzione come la europea Metro: se vuoi avere i prodotti migliori devi avere un buon rapporto con i pochi fornitori che sono presenti sul mercato.
Durante lo stage ho avuto la fortuna di incontrare il mio attuale capo, una chef sudafricana che mi ha scelto come sua assistente nonostante non avessi mai lavorato in una cucina prima d’allora. Lavoriamo per un uomo d’affari locale che segue un’alimentazione priva di zucchero, glutine e lattosio.
Io aiuto nella costruzione dei menu, nell’organizzazione dei party e dei catering aerei ma soprattutto…in cucina! Si tratta dunque di un lavoro molto vario: non si hanno orari perché si vive in funzione della vita del proprio datore di lavoro…e dei mille contrattempi che possono capitare ad un importante uomo d’affari! Un esempio lampante: a volte capita che un volo venga spostato di qualche ora e, piuttosto che la colazione, bisogna spedire sull’aereo il pranzo o la cena. Il tutto all’ultimo momento e con tutte le implicazioni date dalle leggi di sicurezza aerea che prevedono ad esempio che i liquidi siano sigillati e che i due piloti non ricevano lo stesso cibo per evitare problemi nel caso uno dei pasti conduca ad un’intossicazione alimentare. Inoltre, lavorando in diverse case di proprietà, ogni volta bisogna assicurarsi che in ognuna sia presente tutto l’occorrente necessario, nel caso ci siano improvvisi cambiamenti di location per un pranzo o una cena. Nonostante non avessi mai pensato in vita mia di poter averne a che fare, sto imparando anche qualcosa nel famoso settore dell’Housekeeping….insomma la nostra giornata tipo non può proprio essere definita!
Non mi permetto ancora di definirmi una chef ma devo dire che “mettere le mani in pasta” mi piace proprio. E chissà un giorno quest’esperienza potrebbe rivelarsi più utile del previsto al mio ritorno in Italia.