“Non rinchiuderti, Partito, nelle tue stanze… resta amico dei ragazzi di strada”. E dei pescatori, dei contadini, degli allevatori, si potrebbe aggiungere a questa poesia di Majakovskij.
L’incontro fra i 28 ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea e le 28 Comunità del cibo dei rispettivi Paesi, tenutosi ieri a Pollenzo, ha simboleggiato proprio l’avvicinamento fra la politica e i produttori, di solito considerati così lontani, se non addirittura in antitesi.
Sono, senza dubbio, due mondi molto diversi: da un lato la burocrazia e la teoria, dall’altra la pratica e il savoir faire. La loro convivenza e il reciproco aiuto sono, tuttavia, fondamentali per lo sviluppo e la salvaguardia del settore primario in Europa.
Anche i temi affrontati parlando con loro sono molto diversi: con Maurizio Martina, il nostro ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, parliamo di PAC, di Made in Italy e di OGM. Ci conferma l’importanza della Politica Agricola Comune, che serve a dare respiro agli agricoltori, ma non esclude a priori la possibilità di discutere di altri modelli di aiuto. Elenca, poi, le tre parole chiave del Ministero per tutelare il Made in Italy: organizzazione, generazioni e reddito. La parola organizzazione significa che le piccole e medie imprese, così diffuse in Italia, devono unirsi e fare rete; generazioni perché l’età media degli agricoltori in Italia è troppo alta, anche se negli ultimi anni alcuni giovani hanno fatto ritorno alla terra. Da ultimo, ma non meno importante, il reddito: chi vuole fare impresa deve essere messo nelle condizioni di poter sopravvivere e bisogna evitare che il lavoro agricolo sia sottopagato, come spesso accade.
A proposito di questo, gli chiediamo come si possa risolvere il problema del caporalato e delle disumane condizioni di vita dei braccianti, spesso stranieri, che lavorano in molte regioni del nostro Paese: una delle soluzioni che hanno pensato, insieme al Ministero del lavoro, è la Rete del lavoro agricolo, per certificare la presenza di una rete agricola virtuosa su questo aspetto. Il Ministro è un po’ meno ottimista sulla possibilità di tracciare ed etichettare i componenti OGM di alcuni cibi (cioè segnalare, ad esempio, sull’etichetta del formaggio se si utilizzano mangimi OGM per gli animali): ci si deve, per ora, accontentare del fatto che in molti Paesi europei non si coltivano OGM.
I produttori, invece, ci raccontano con passione la storia dei cibi che hanno portato.
Sara Anneli Jonsson produce carne di renna affumicata, il primo Presidio Slow Food in Svezia. Lei appartiene ai Sami, un popolo indigeno che vive fra Svezia, Norvegia, Finlandia e Russia, per i quali le renne sono la principale fonte di sostentamento. Il loro metodo di allevamento è del tutto estensivo: gli animali sono lasciati liberi di cibarsi e di vivere all’aperto nella foresta. Sara è molto orgogliosa del suo prodotto e di condividere con chi è interessato le particolarità del suo popolo: il loro dio ha tre figlie femmine ed è mezzo uomo e mezzo donna, perché bisogna curare sia la parte maschile sia la parte femminile dentro di noi. “Siamo moderni noi!” esclama con orgoglio.
Girando fra gli stand emergono, inoltre, storie di culture dimenticate, di antichi primati e di soprusi della grande distribuzione. Lo Janu Sier è un formaggio lettone fatto con l’aggiunta di uova, burro e semi di cumino dei prati: si mangia in occasione della festa di mezza estate ed è una della tante tradizioni lettoni che stanno tornando a galla dopo l’oppressione della lunga occupazione russa.
Il miele di timo selvatico, invece, è il primo prodotto maltese inserito nell’Arca del Gusto ed ha una storia antica: un tempo, infatti, Malta era molto rinomata per il miele, tanto da essere chiamata Melite da Romani e Greci.
Una storia di soprusi della grande distribuzione è rappresentata, invece, dallo sciroppo di Hesbaye e Herve, conosciuto in tutto il Belgio come sciroppo di Liege. Il copyright di questo nome è stato, però, comprato dalle grandi industre, che lo producono su larga scala aggiungendo zuccheri e datteri, invece di seguire l’antico metodo artigianale, ancora custodito da solo quattro produttori.
Alcune di queste storie sono state ascoltate dai ministri presenti a Pollenzo: perciò l’incontro di ieri è stato un passo fondamentale per il dialogo fra queste due parti, per una cooperazione effettiva, o anche solo per una stretta di mano fra produttori e ministri.