I progetti, si sa, nascono anche un po’ per caso, un’idea, alcune persone disposte ad aiutarti e qualche illuminazione qua e là. Il mio piccolo progetto, portato avanti con il professor Franco Fassio al fine di diventare la tesi di laurea, nasce ad Ottobre in un clima di grande fermento dopo la nomina di Langhe-Roero e Monferrato come 50° sito inserito nel Patrimonio Mondiale Unesco.
Si tratta della prima realtà vitivinicola italiana riconosciuta patrimonio dell’umanità e, come tale, possiede un grande valore universale: una “tradizione del vino” che si è trasmessa ed evoluta dall’antichità fino ad oggi, costituendo il centro della vita socio-economica del territorio.
Gli obiettivi primari di tutti gli attori di questo nuovo sistema sono volti a promuovere i produttori e le tipicità locali, eliminare i molti campanilismi e creare un’unica rete sotto il nome di Langhe-Roero e Monferrato.
A questo proposito è necessario affrontare la questione relativa alle numerose ferrovie dismesse presenti sul territorio e ai progetti legati alla loro rivalorizzazione. In particolare, la Nizza-Alba è una tratta abbandonata dal 2010 sul cui destino si discute da anni. Mai come oggi vi è un clima di legittima e condivisa indignazione nel vedere un tale patrimonio storico e culturale passare dall’abbandono al degrado giorno per giorno. Tale percorso attraversa gran parte del territorio Unesco prima citato con nove stazioni in totale: Alba, Barbaresco, Neive, Castagnole delle Lanze, Boglietto di Costigliole, Calosso, Santo Stefano Belbo, Canelli, Nizza.
Fonte: http://www.ferrovieabbandonate.it/linea_dismessa.php?id=273
Immaginiamo una silenziosa tratta ferroviaria abbandonata che attraversa le colline e i vigneti delle nostre terre, un itinerario immerso nella natura che collega i nostri siti Unesco.

Nel 2013 aveva già preso l’avvio un piano di trasformazione dei percorsi abbandonati in piste ciclabili-pedonali grazie all’attuale europarlamentare Alberto Cirio. Il caso è tutt’ora agli studi e l’assessore ai trasporti della Regione Piemonte, Antonella Parigi, crede fortemente nella sua validità, tenendo presente che un ripristino ferroviario non rientra tra le priorità di FSI. Un altro fatto da non sottovalutare è la nazionalità d’origine dei nostri turisti provenienti per lo più da Olanda, Danimarca, Germania, Norvegia, Svizzera, Belgio, Paesi in cui l’utenza ciclabile è un’affermata affermata realtà.
Partendo da questo spunto, la tesi ha previsto un progetto enogastronomico relativo alle stazioni abbandonate: edifici ancora in buono stato che potrebbero essere rivalutati in “servizi integrati”. Si è proposto l’utilizzo di questi spazi per l’affitto/deposito bici, punto di informazione turistica sul comune di riferimento, luogo di degustazione di prodotti tipici e promozione di eventi. Un’idea ulteriore è stata la creazione di una guida cartacea e multimediale di tutte le stazioni, un itinerario identitario che centralizzi l’offerta turistica e ponga i paesi sotto un unico comun denominatore.
Il connubio bici, enogastronomia e territorio potrebbe davvero contribuire ad incrementare un turismo “slow” pensando in modo olistico.

Fonte: Ileana Ricci, designer della comunicazione
Nelle nostre zone una ciclabile enogastronomica e culturale può portare grandi ripercussioni turistiche, nuovi posti di lavoro e opportunità di crescita. Per di più, un evento universale come Expo 2015, che promuove una nazione intera, moltiplicherà i flussi di visitatori anche nell’area Langhe-Roero e Monferrato. Se ci pensate, questo progetto, avremmo già dovuto realizzarlo da un pezzo. Il tema dell’esposizione, lo sappiamo, sarà il cibo in tutte le sue forme, questioni e sfaccettature; Langhe-Roero e Monferrato, con il resto del Piemonte, avranno un ruolo da protagonista e in questa occasione il lancio della ciclabile avrebbe avuto vasta eco.
Nella tesi è stato fatto uno studio di fattibilità, un’analisi delle tempistiche di realizzazione con calcolo dei potenziali fruitori ed, infine, una ricerca delle risorse economiche di fund reasing (produttori locali ed enti pubblici). La durata dell’attività di progetto e messa in opera è di circa sei anni e il preventivo per realizzare la ciclabile enogastronomica è di 4.180.000€. Si prevede che il sedime ferroviario non venga smantellato ma ricoperto con pedane di materiale riciclato da pneumatici. Questo tipo di ciclabile non cementifica, è reversibile (in caso di un eventuale ripristino ferroviario), non impatta sull’ambiente ed è in perfetta linea con la filosofia Unesco.
Ma che cosa stiamo aspettando? Tra non molto la scelta non sarà neanche più tra bici e treno, ma tra il gerbido e il nulla. Vi sono tratte ferroviarie dismesse in tutta Italia che, nel tempo, sono state deturpate da frane, ingenti crescite boschive e da furti di rame e ferro. Se così avvenisse anche per la nostra tratta si avrebbe la perdita della memoria storica legata all’emancipazione dei nostri paesi.
Cambiare per una buona causa non vuol dire dimenticare ciò che è stato: una ciclabile, infatti, presuppone il mantenimento di ponti, segnali, gallerie, sottopassaggi stradali e delle stazioni stesse. Questa dunque è un’innovazione strettamente legata al ricordo di un treno che, si sa, non ritornerà più.
Dunque apriamo gli occhi e rimbocchiamoci le maniche: abbiamo piccoli e grandi produttori, vini e cibi straordinari, grandi ricchezze paesaggistiche ed un perfetto target di turisti. Si può fare…
Giulia Sirio