UNISG Voices

VOCI DALL’ALTRO MONDO – Laboratorio di economia dello sviluppo per giovani gastronomi

PARTE 1

SOVRANITA’ O SICUREZZA? UN INTRODUZIONE

Il concetto di sovranità alimentare è stato sviluppato dall’associazione di agricoltori Via campesina e diffuso, a livello planetario, durante il World Food Summit del 1996, come alternativa alle politiche neoliberiste del Washington Consensus e dell’accordo suil commercio internazionale dei prodotti agroalimentari introdotto dall’Uruguay Round del Gatt (poi diventato Wto) a partire dalla metà degli anni ‘90. Il dibattito sulla Food sovereignty è continuato ed ha portato nel 2007 più di 500 rappresentanti, provenienti da oltre 80 paesi, legati in vario modo alla produzione ed al consumo del cibo, a ritrovarsi in un villaggio del Mali, Selingué, introducendo nella conseguente “Dichiarazione di Nyeleni” una nuova definizione di sovranità alimentare, vale a dire “il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo” (Patel, 2009).

L’idea di sovranità alimentare, nata in ambito non governativo, spesso viene contrapposta od almeno paragonata al concetto di Food security, sicurezza alimentare (da non confondersi con Food safety, sicurezza degli alimenti), portato avanti dai grandi organismi internazionali, che viene definita invece come quella condizione in cui “tutte le persone, hanno accesso fisico, sociale ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente, che incontri le loro necessità nutrizionali e le loro preferenze, tanto da permettergli di condurre una vita attiva e sana” (Fao, 1996).

Anche soltanto limitandoci ad un confronto lessicale tra le due definizioni, ci accorgiamo di alcune differenze tra i due approcci: per la sovranità alimentare è importante un approccio al cibo che non dimentichi l’aspetto culturale e, in seconda istanza, mentre la sovranità alimentare parla di diritto a poter decidere, la sicurezza alimentare si sofferma solamente su di un auspicabile incontro delle preferenze. Ne consegue quindi che la sovranità alimentare identifica dei cittadini (con dei diritti), mentre la sicurezza alimentare individua dei consumatori (con delle preferenze).

Sul piano delle conseguenze più politiche possiamo concludere che il discrimine principale tra i due approcci risiede fondamentalmente nel ruolo che il sistema agroalimentare globalizzato, ribattezzato da alcuni critici “Food Regime” (McMichael, 2009), deve esercitare nella produzione e consumo di cibo. Anzi, volendo precisare ulteriormente, il terreno di scontro è il commercio internazionale dei prodotti agroalimentari e le politiche distorsive dei sussidi all’esportazione. Per la Food security è essenziale che vi sia la liberalizzazione del commercio internazionale dei prodotti agricoli e dei fattori della produzione (si pensi ad esempio ai semi e a tutta la gamma degli agrochemicals), per raggiungere il massimo grado di efficienza ed il minimo livello dei prezzi dei beni agroalimentari e garantire quindi un cibo sufficiente, sicuro e nutriente. Per la Food sovereignty è essenziale invece sviluppare e valorizzare il ruolo dell’agricoltore, inteso non come mero prestatore d’opera, ma come individuo inserito in un territorio e parte di una comunità locale, e dell’agricoltura familiare come fulcro di un sistema in grado di garantire il diritto per tutti ad un cibo, inteso anche come fattore culturale. In materia di commercio internazionale la Food sovereignty chiede di proteggere le produzioni locali e quindi di innalzare barriere protezionistiche e soprattutto contrastare le politiche di dumping (esportazione a prezzi bassi grazie ai sussidi) dei paesi sviluppati (Laroche Dupraz et al. 2013). Se volessimo sintetizzare tutto il complesso dibattito in uno slogan potremmo condensare lo scontro tra food from nowhere vs food from somewhere (McMichael, 2009).

Il dibattito sul ruolo del sistema agroalimentare globalizzato non va però banalizzato. Infatti se è certamente vero che molte storture, molte criticità provengono dalla lunghezza sterminata e contorta delle filiere e dalla asimmetria del potere di mercato tra i diversi operatori economici, a discapito dei produttori agricoli e dei consumatori, è indubbio che anche in un recente passato la corsa verso la mera ricerca dell’autarchia alimentare ha portato ad episodi di penuria alimentare e di malnutrizione e l’aspirazione alla sovranità alimentare da parte dei popoli non deve incorrere in questa pericolosa tentazione, come affermato provocatoriamente da qualcuno. (Aerni, 2011).

Secondariamente un impulso molto forte al movimento della sovranità alimentare è venuto dal manifestarsi della crisi dei prezzi agricoli del 2008, ma le richieste di protezione delle produzioni locali e la diminuzione degli scambi internazionali avrebbero probabilmente effetti controproducenti in proposito. A questo bisogna aggiungere che l’Uruguay Round del Gatt aveva, come obiettivo, proprio quello di abolire il dumping, anche se la sua applicazione è stata sempre fortemente ostacolata dai paesi più sviluppati, le cui agricolture arriverebbero sui mercati internazionali con prezzi troppo alti, se privati totalmente dei sussidi.

La Food sovereignty riscuote maggiore attenzione nei governi dei paesi in via di sviluppo che, spesso, subiscono le conseguenze delle fluttuazioni e delle speculazioni sui mercati internazionali, tanto che questo concetto ha cominciato ad entrare nelle leggi e nelle dichiarazioni ufficiali degli Stati. Di seguito riportiamo alcuni esempi.

Nel 2007 il diritto alla sovranità alimentare è entrato nella Costituzione ad Interim che  il Nepal si è dato in seguito alla caduta della Monarchia. L’articolo 18 al comma 3 recita infatti lapidariamente, nella sua traduzione in inglese “Every citizen shall have the right to food sovereignty as provided for in the law” anche se sembrerebbero esserci alcune criticità sull’applicazione di questo diritto costituzionale come riporta il giornalista Adhikari in un articolo sul quotidiano online The Statesman.

Il 2008 è stato l’anno dell’Ecuador, nella cui costituzione, l’articolo 281 afferma che “La soberanía alimentaria constituye un objetivo estratégico y una obligación del Estado para garantizar que las personas, comunidades, pueblos y nacionalidades alcancen la autosuficiencia de alimentos sanos y culturalmente apropiado de forma permanente”.

Sempre nel medesimo anno undici paesi latinoamericani[1] si sono ritrovati in Nicaragua. per partecipare al vertice “Sovranità  e sicurezza alimentare: alimenti per la vita”, il cui documento finale[2] è stato fortemente ispirato dal concetto di sovranità alimentare tanto che essi dichiarano di “Aunar esfuerzos para incrementar la producción y productividad sostenible de alimentos, con respeto a nuestras tradiciones productivas, y de consumo, cuidando nuestros recursos, plantas y semillas; reconociendo el deber de restaurar y preservar la Naturaleza y el Medio Ambiente; utilizando recursos locales, creando mejores condiciones financieras, tecnológicas, de mercado, de abastecimiento de insumos, de organización y de asociación, amplia e incluyente, de acuerdo a las formas culturales propias, de los países de América Latina y El Caribe”.

La sovranità alimentare è divenuta inoltre principio ispiratore delle politiche agricole di paesi come il Mali e la Bolivia (Wittman et al., 2010) e diverse nazioni dell’Africa Occidentale (Laroche Dupraz et al., 2013).

Non a caso molti di questi interventi legislativi sono stati messi in atto a cavallo tra il 2007 ed il 2008. In quel biennio infatti il mondo è stato scosso dalla pesante crisi dei prezzi alimentari, che ha messo a nudo i limiti della nostra idea di sviluppo, e soprattutto ha posto l’accento sulla limitatezza delle risorse naturali, che sono alla base della produzione agroalimentare globale (Rosset, 2011).  In quei due anni sono state una trentina gli stati, in tutto il mondo, in cui si sono verificati movimenti di protesta della popolazione, per il rincaro dei generi alimentari. E’ stato un evento epocale che ha provocato una stagione di ripensamento, in termini strategici, del ruolo dell’agricoltura nel panorama mondiale. Ha mostrato ancora una volta come l’umanità debba inesorabilmente confrontarsi con i limiti della crescita, per usare una fortunata espressione di Donella Meadows (Meadows et al., 1972).

La crisi dei prezzi ha prodotto una lunga serie di analisi delle cause, che hanno evidenziato il ruolo cruciale del petrolio e dell’energia nel sistema agroalimentare globalizzato, del cambiamento climatico, dell’aumento della popolazione e del cambiamento dei pattern alimentari nei paesi emergenti, senza dimenticare l’effetto competitivo degli usi extra alimentari dell’agricoltura e l’effetto amplificativo delle speculazioni finanziarie sul mercato dei futures agricoli. Ma a nostro avviso, senza una comprensione globale del problema, è difficile trovare soluzioni sostenibili nel lungo periodo ed efficaci nel prevenire situazioni di penuria alimentare, come quella in cui si è trovati nel biennio 2007/08.

Allora, in conclusione, molte riflessioni si impongono e soprattutto il dibattito tra Food security e Food sovereignty può e deve essere fruttuoso, senza il prevalere di posizioni ideologiche, perché ci stiamo apprestando a diventare, entro il 2050, 9 miliardi di abitanti sulla terra ed occorre, per la sopravvivenza del pianeta, pensare attentamente a garantire uno dei diritti fondamentali a ciascun essere vivente, il diritto al cibo, tenendo conto, come afferma l’economista indiano e premio Nobel Amartya Sen (2010), che “è meglio rendere il mondo meno ingiusto che cercare di articolare una grande teoria della giustizia”.

Bibliografia

Adhikari J. (2013) Defining food sovereignty in Nepal, The Statesman  http://www.thestatesman.net accessed on 2013 April 13

Aerni P. (2011) Food Sovereignty and its Discontents ATDF Journal 8, 1/2

FAO, (1996) W.F.S., Rome Declaration on World Food Security 1996

Laroche Dupraz C., Postolle A. (2013) Food sovereignty and agricultural trade policy commitments: how much leeway do West African nations have? Food Policy 38, 115-125.

McMichael P. (2009) A food regime genealogy, The Journal of Peasant Studies 36, 1.

Meadows D.H., Meadows D.L., Randers J., Behrens W. III. The Limits to Growth. New York, Universe Books, 1972, 3. Traduzione italiana: I limiti dello sviluppo, Milano, Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori, 1972

Patel R. (2009) Food sovereignty, The Journal of Peasant Studies 36, 3.

Rosset P. (2011) Food sovereignty and alternative Paradigms to confront Land Grabbing and the Food and Climate Crises, Development 54, 1.

Sen A. (2010) L’idea di giustizia, Mondadori.

Wittman H., Desmarais A. Wiebe N. (eds.) (2010) Food Sovereignty – Reconnecting Food, Nature and Community, Food First.

Siti di interesse

Constitución del Ecuador (2008) http://www.utn.edu.ec/web/portal/images/doc-utn/constitucion-ecuador.pdf

Declaración de Managua (2008) http://www.rlc.fao.org/fileadmin/templates/iniciativa/content/pdf/historia/managua0508.pdf

Dichiarazione di Nyeleni (2007) http://www.nyeleni.org/spip.php?article328

Interim Constitution of Nepal (2007) http://www.worldstatesmen.org/Nepal_Interim_Constitution2007.pdf


[1] Nicaragua, Bolivia, Ecuador, Honduras, Venezuela, Saint Vincent e Grenadas, Haiti, Panama, Guatemala, Messico, Belize e Repubblica Dominicana
[2] Declaracion final de la cumbre presidencial de Managua, Soberania y sguridad alimentaria: Alimentos para la vida Managua, Nicaragua ““ 7 maggio 2008

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