Non è un vacanza eppure implica un viaggio, talvolta anche lungo e arduo. Non è un’esperienza lavorativa come le altre ma richiede serietà e fatica. Non si tratta del tradizionale volontariato: in cambio del lavoro si ottengono ospitalità e pasti tipici.
Di cosa parliamo? È il wwoofing, un’organizzazione che offre la possibilità di vedere il mondo ricevendo vitto e alloggio e lavorando qualche ora al giorno in fattorie, agriturismi e aziende biologiche. Wwoof è l’acronimo di “ world wide opportunities organic farms” che in italiano sarebbe “opportunità in tutto il mondo tramite le fattorie biologiche”. A farlo sono volontari desiderosi di viaggiare, di lanciarsi nell’avventura di conoscere a 360 ° una nuova cultura e soprattutto di vivere a contatto con la natura e la campagna.
Chi sono i wwoofers? Può essere un wwoofer chiunque abbia voglia di partire per un viaggio ed è disposto a lavorare qualche ora al giorno in cambio di ospitalità. I volontari svolgono compiti manuali agricoli che possono essere occuparsi dell’orto, della cura degli animali, della raccolta di vegetali o della manutenzione della struttura ospitante. Il wwoofer offre un servizio che non necessita grandi competenze professionali ma forza di volontà ed adattabilità. Quasi sempre è possibile imparare lezioni interessanti sul giardinaggio, sulle colture, sull’allevamento, sulle pratiche dell’agricoltura biologica o biodinamica. Le ore di lavoro variano dalle 4 alle 6 e per il resto della giornata i nostri wwoofers si trasformano: abbandonano gli attrezzi e si armano di macchina fotografica. Il wwoofer da lavoratore diventa turista. Nel tempo libero si può restare nella farm cercando di imparare i segreti di un mestiere ma anche visitare il paese in cui ci si trova, dedicare allo sport o all’apprendimento della lingua. Praticare una lingua diversa dalla propria tramite una full immersion tra la gente del paese straniero è una delle ragioni che spinge spesso i giovani a intraprendere questa esperienza.
Chi ospita? Questo interrogativo rimane irrisolto anche per i volontari sino al momento dell’arrivo nella farm o posto prescelto. Chi decide di partire può visitare il sito web internazionale di Wwoof e cliccare sul paese in cui si vorrebbe vivere quest’avventura. . Ogni stato ha una lista di strutture che sono pronte a ricevere wwoofers e possono essere agriturismi, aziende agricole, eco villaggi.
A seconda del paese che si sceglie ci sono dei costi di registrazione che possono variare e talvolta è necessario aggiungere le spese per l’assistenza sanitaria. Una volta che è avvenuto il pagamento rimane la parte più difficile: la scelta della fattoria che è in fin dei conti una decisione a scatola chiusa. Il wwoofing può essere anche un’esperienza negativa se non si raccolgono abbastanza informazioni sulla farm scelta e spesso perfino il web è carente di notizie utili. Prima della partenza si può iniziare a conoscere la famiglia che ospiterà ma è fondamentale leggere i feedback e i commenti lasciati dai volontari che hanno lavorato in un posto precedentemente. Può capitare di rimanere sorpresi spiacevolmente dalle mansioni da svolgere, dall’ubicazione della farm o dalla propria sistemazione.
Quando il wwoofing nacque negli anni ‘70 si trattava di una rete di fattorie biologiche che avevano soprattutto necessità di farsi conoscere e ospitavano giovani viaggiatori pronti a diffondere i racconti delle proprie esperienze. Era un modo alternativo per i giovani del tempo per fuggire dalle città, come la pioniera del wwoofing, Susan Coppard appassionata del biologico che nel ’71 per scappare dalla vita londinese offre il suo lavoro in cambio di ospitalità nelle fattorie. Dopo quarant’anni, oggi, più che mai il wwoofing è un modo di viaggiare che fa tendenza. I volontari si pagano il biglietto per gli spostamenti e possono vedere posti lontanissimi scendendo al piccolo compromesso di lavorare qualche ora.
Ho raccolto qualche testimonianza al femminile di coloro che questa estate hanno scelto di fare la loro prima esperienza come wwoofers.
Ottavia (24 anni, alunna UNISG) questa estate è stata in Svezia e ci dice: “A parte la prima fattoria che mi ha ospitato in cui c’erano 13 volontari per volta e venivamo usati solo come forza lavoro, posso dire che la mia esperienza come wwoofer è stata estremamente positiva grazie alla permanenza nella seconda fattoria. Lì, a Franzens Charkuterier in provincia di Uppsala, si producono salumi freschi e non che vengono venduti al dettaglio o ai migliori ristoranti di Stoccolma. È una grande opportunità per imparare il lavoro di macellaio/norcino, la rifarei mille volte. “
Silvia (22 anni, alunna UNISG) è stata a Perugia in un agriturismo legato ad un’azienda biologica (da lei definita un mini-mondo isolato), la prima in Umbria riconosciuta dall’Aiab. Silvia ci racconta: “Ho trovato questa esperienza difficile sia dal punto di vista fisico che psicologico. In primis il lavoro agricolo richiedeva forze e allenamento. Inoltre, ero l’unica wwoofer presente in azienda e lavoravo con indiani che non conoscevano la lingua, quindi, passavo molto tempo senza poter parlare. Nel complesso è stata però utile imparare qualcosa sulla vita di campagna, ragione principale per cui ho scelto un’azienda agricola e ho avuto piacevolissimi scambi culturali con il proprietario. Il lavoro in agriturismo è stato piacevole e meno faticoso ed ho amato apprendere nuove ricette e nuovi prodotti! “
Chiara (26 anni, lavoratrice) al ritorno dalla sua esperienza come wwoofer in Chile ci racconta: “Qualche anno fa, navigando su internet, ho scoperto dell’esistenza di questa rete e ne ho subito apprezzato e condiviso i principi. Per me poteva essere da un lato un modo di stare a contatto con la natura ed apprendere dei lavori, delle manualità, delle abilità che mi sarebbero potute tornare utili un domani e da un altro lato era un modo per conoscere altre persone, probabilmente provenienti da un’altra cultura, più o meno vicina alla mia, un modo per aprirsi, condividere, scambiare conoscenze e molto altro. Sono stata in Chile, a Paraiso Escalante, una farm nei pressi della città di Quillota. E’ un posto meraviglioso così come lo è la gente che ci vive ma penso che ci siano alcune limitazioni dovute all’ organizzazione e l’approccio al wwoofing. Non abbiamo parlato affatto di agricoltura biologica e permacoltura; il lavoro nel campo consisteva principalmente in raccogliere frutta e verdura e seminare. […]Il problema principale che ho riscontrato era la mancanza di un minimo di struttura per accogliere i volontari. Penso che Paraiso Escalante sia un posto con grandi potenzialità e spero vivamente che le cose vadano sempre meglio col passare degli anni. “
Io questa estate sono stata in Andalusia in un agriturismo inserito in una rete di eco-tours vicino alla cittadina di Antequera, nel nulla più assoluto, dove mi occupavo di giardinaggio e della preparazione di alcuni pasti. La mia esperienza era iniziata nel peggiore dei modi :quando sono arrivata ho perso la valigia e tutto ciò che mi ero portata dall’Italia e l’accento gallese dei proprietari era incomprensibile. Eppure, posso dire che nonostante questi inconvenienti iniziali, la perdita del bagaglio è stata ricompensata dall’aver trovato una nuova famiglia, le loro storie e stravaganti abitudini di stampo anglosassone. Lì ho incontrato un ragazzo giapponese di 39 anni che viaggiava da quando ne aveva 18 facendo wwoofing in farm sparse per l’America e per l’Europa. Aveva uno zaino con qualche vestito, la macchina fotografica, l’agenda e il cellulare. Lavorava nei ristoranti nei mesi più freddi dell’anno per pagarsi i biglietti per spostarsi ancora. Lui ha scelto di fare il wwoofer fino a che ne avrà le forze, ha trovato il suo affascinante modo di viaggiare e vivere ( che può essere o meno condivisibile), di vedere terre e irrompere col suo zaino vecchissimo nelle diverse esistenze di chi lo ha ospitato. Con il wwoofing si sceglie di entrare nella vita di altre persone, nelle loro case, condividendo con loro la fatica del lavoro e il riposo a fine giornata. Si lascia in cambio un pezzo della propria cultura, i racconti del proprio paese, le abitudini, le canzoni, le ricette.
In fondo, natura e lavoro a parte, quello che il wwoofing ti lascia è l’idea che uno scambio culturale è possibile. Esiste un baratto di lavoro, di vitto, di alloggio, ma soprattutto di emozioni e di culture che nei migliori casi è destinato a durare.
Teresa Cavallo